INTERVISTE :
INTERVISTA A "LAZARO MARTIN DIAZ"

(di marco el chino)
Come nasce artisticamente
Lazaro Martin Diaz?
“Bueno”.. penso che Lazaro Martin Diaz nasca
artista; in tutte le case a cuba si fanno sempre
delle feste e quindi già da piccolo inizi a ballare
suonare e cantare.
Quando sono cresciuto ho vinto un campionato
nazionale cubano dove si ballano tutti i generi, in
particolare il casino e da lì mi sono buttato nel
campo professionale della danza. Ho studiato con il
Conjunto Folklorico Nacional de Cuba ed è stato uno
dei passi più importanti; ho avuto grandi maestri
come Chiquitico , Santiago Alfonso, Domingo Pao ,
Gregorio “El Goyo” Hernandez, solo per citarne
alcuni, e chi mi ha dato la spinta finale è stato il
maestro Nelson Dorr grande direttore artistico
teatrale che mi aperto le porte per entrare in
questo mondo.
Sono molto orgoglioso di aver studiato con tutti
questi personaggi.
A chi ti sei ispirato
artisticamente?
Beh artisticamente sin da piccolo mi sono ispirato a
mio padre, lui era un bailador de calle molto
elegante, è stato il mio idolo e quando mi cimento
nel musica tradizionale mi ispiro sempre a lui.
Tuo padre sarebbe contento di
chi sei diventato?
Si, sono sicuro che sarebbe fiero di me. Ti racconto
un aneddoto: la prima tournee l’ho fatta che avevo
solo 16 anni e facevo parte di una compagnia di 30
elementi; eravamo in Messico ed era la prima volta
che mi staccavo da mio padre. Lui per l’intero
periodo mi aspettò davanti l’uscio di casa (me lo
raccontarono i miei vicini). Il giorno che tornai
era talmente felice che fece una festa e disse “è
tornato il mio campione!”.
Mio padre ha apprezzato molto la mia forza di
volontà che mi ha portato a diventare, da ballerino
di strada, un ballerino professionista. Negli ultimi
giorni della sua vita mi disse che avrei sempre
dovuto continuare a migliorarmi e soprattutto mi
raccomandò di fare tutte le cose con amore e con
passione, di non dimenticare mai che per prima cosa
si balla con il cuore.
Che rapporto c’è tra Lazaro e
la musica?
Come ti dicevo, prima di imparare a ballare ho
imparato a suonare in casa mia nelle feste di rumba!
Sono convinto che se non fossi diventato un
ballerino, ora sarei un musicista .
Come sei arrivato in Italia,
cosa ti ha spinto?
Ricordo che studiavo ancora a la I.S.A, ed un gruppo
di ragazzi italiani mi scelse come insegnante per
fare un corso di ballo estivo a Cuba. Da lì nacque
l’idea di portarmi come Maestro a degli stages a
Milano; mi portò una ragazza, Daniela Russo. Rimasi
a Milano per 2 mesi e nel frattempo venni a sapere
che a Roma c’era Graciela Chao, una dei miei
insegnanti a l’I.S.A; la contattai e mi propose di
raggiungerla per fare uno spettacolo insieme. Così
giunsi a Roma e conobbi Roberto Evangelisti, Paulo
La Rosa e tanti altri.
Da li c’è stato il successo più importante in Italia
Quanto hai contribuito a
diffondere la “Cubania” in Italia ?
Quando sono arrivato in Italia, ancora non c’erano
moltissimi cubani e sono riuscito a dare un impulso
positivo al movimento latino americano in generale
in tutta Italia .
E dico questo perché gran parte di quelli che
insegnano oggi hanno studiato per anni con me.
In rapporto alla Cubania non solo a Roma ma in tutta
Italia credo di aver influito con tutte le
rappresentazioni artistiche basate sul folklore
cubano e quindi non solo salsa, ed inoltre con i
grandi eventi che ho organizzato come concerti, la
manifestazione del Salsa Word Festival , ed i vari
locali a Roma dove ho lavorato lo Zanussi, il
Palacavicchi, ed ora la Tropical
Come ti spieghi che una città
come Roma è stata più influenzata dalla musica
cubana a differenza dal resto d’Europa?
La cosa importante deriva dal fatto che per i cubani
è stato molto facile arrivare in Italia, ed anche le
affinità con il popolo Italiano e inoltre che la
cultura cubana è molto simile a quella italiana
questo credo siano le motivazioni per cui il cubano
si è radicato qui.
In altre parti d’europa quando c’è stato il boom
della salsa sono arrivati più artisti da N.Y e
Portorico, dove hanno trovato terreno più fertile
per la forma caratteriale di quei popoli molto più
freddi e soprattutto dalle altri parti hanno una
grande tradizioni di balli standart e quindi quel
tipo di ballo gli si addice di più.
Però ci sono dei miei ballerini anche in Europa
molto bravi sulla musica cubana.
Quanto influisce la
personalità di un artista nel ambito salsero
(scuole, spettacoli, serate)?
La prima cosa. Credo che uno deve avere carisma, o
ce l’hai o non ce l’hai.
Un maestro oltre a dare la tecnica deve dare anche
delle emozioni perché altrimenti situazioni forti
come il folklore non possono essere recepite.
Ti faccio un esempio se qualcuno viene da me e mi
chiede di insegnargli la tecnica può farla
esattamente uguale ma se dopo non ci mette la
propria personalità e il proprio sentimento si nota,
rimane freddo ed una copia di Lazaro.
I ricordi più belli di Lazaro
Martin Diaz ?
Sono molti, ma per me è stato quando ho ballato ad i
concerti di Tito Puente , Celia Cruz ed Oscar D’Leon
. Ricordo che T. Puente venne a mia insaputa ad uno
spettacolo che stavo facendo al Palladium qui a
Roma, e per caso la coreografia che stavo facendo
era tratta dal film Mambo Kings.
Alla fine venne nel mio camerino ed io non sapevo
più che dire e lui mi disse :
<< è stato molto bello il mambo, io domani faccio un
concerto di latin jazz visto che il disco del film è
molto vecchio. Ma visto il successo riscosso qui
voglio farne alcuni brani ed invito lei a venire a
ballare sul palco>>. L’emozione è stata grandissima.
L’altro momento è stato quando sono andato al
concerto di Oscar D’leon , lui non voleva ballerini
sul palco perché lo spettacolo vuole farlo da solo,
allora io essendo un suo fan mi misi a ballare sotto
al palco trascinato dalla sua musica, ad un certo
punto disse adesso facciamo un cha cha cha chiamiamo
un ballerino cubano a caso, e mi chiamo, vedendomi
ballare iniziò a saltellare dalla gioia, quando fini
il brano io me ne andai e lui mi disse: << dove vai?
Adesso facciamo una salsa>> e da li è nata una
amicizia fortissima con il mio idolo. Devo dire che
con Oscar siamo molto simili come feeling con la
musica anche se io ballo e lui suona e canta.
Cosa pensa Lazaro martin diaz
, di Lazaro martin Diaz?
Sono molto contento di quello che sono riuscito a
fare. Però sento che mi manca ancora qualcosa
infatti mi sto cimentando in un musical sulla
cultura cubana che dovrei fare alla fine di luglio.
E per me sarebbe un apertura ad un’altra forma di
spettacolo e un altro ambiente, perché fino adesso
noi che viviamo in questo mondo siamo ancora
ghettizzati non abbiamo l’appoggio dei media, credo
che sia ancora molta gente che sa veramente cosa sia
la cultura latino americana, ma soprattutto quanta
influenza c’è della cultura italiana in quella
latinoamericana.
Quindi già siamo entrati
nell’altra domanda quali sono i tuoi progetti
futuri?
Il musical appunto, e la seconda aprire un locale
solo mio per fare qualcosa di diverso e creare un
ambiente festivo ma nello stesso tempo chic una
sorta di Tropicana dove le persone possono vedere
gli spettacoli ed ascoltare musica ed infine
ballare. Speriamo si possa avverare.


